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Urban Experience non si mette solo in cammino, lascia le tracce e gli dà forma. E’ così che è nato il geoblog, nel 2006 per le Olimpiadi invernali di Torino, chiaato prima glocalmap, come ricorda un lemma Treccani. Subito dopo, nel gennaio 2007 per le Universiadi, si mise a punto l’uso del mobtag (oggi conosciuto da tutti come qr code) per linkare le mappe e poi, nel 2009 per il progetto Europedia sui 50 anni dell’Unione Europea. per poter ascoltare dal web le voci dei Padri Fondatori.

Da allora, da vent’anni, si continua ad ascoltare le voci dai territori in una sorta di Radio che Cammina, dandogli una forma ancora più performante e coinvolgente con i podcast georeferenziati nella mappa interattiva in un’attività estrattiva che distilla dalle registrazioni brade dei walkabout gli audioclip editati dal performing mediamaker Roberto De Luca.
L’attività di geopodcast ha fatto un salto di qualità con il progetto Paesaggi Umani di Roma Plurale. Performing Media Storytelling per la Memoria Rigenerativa che ha avuto un particolare orientamento a Roma Sud-Est, il quadrante più “denso” della città, di cui è stata epicentro Villa Fiorelli, vero campo base della raccolta di testimonianze sulla memoria del territorio (con focus sui bombardamenti del 1943). Quel parco ha accolto molte conversazioni peripatetiche in walkabout tematici come quelli sulle Pratiche del Narrare  di cui è massimo protagonista Marco Baliani, lucidissimo nel brainstorming a Villa Fiorelli come nell’evocazione della nonna piemontese maestra di narrazione magica.

Emblematiche le voci che rivelano gli stati d’animo durante i bombardamenti, in quei tempi bui del 1943, come quella di Aldo che cercava rifugio tra i fornici dell’Acquedotto Felice lungo il Mandrione, Gianfranco che scappò sotto le bombe a cercare il cappone che non si trovava, Nedo che ricorda il rifugio antiaereo nel lotto del suo condominio, Marisa che c’inquieta sul pericolo dello spezzonamento. O Maurizio che ricostruendo la storia del comprensorio abitativo della Cooperativa Tramvieri inaugurato nel 1914 dal sindaco Nathan, un luogo esemplare di particolar valenza civica che rivendica la sua memoria, in particolare quella dei bombardamenti subiti nell’agosto del 1943, fa emergere la storia della “gendarmeria fascista occulta”.

Il Performing Media, sorto dall’interazione tra performance e nuovi media, sta diventando un nuovo canone espressivo che attraversa le politiche e le poetiche delle reti per coniare format d’innovazione culturale come i walkabout e i geopodcast, tesi ad interpretare le peculiarità dei territori. Il nodo è nell’ associare i processi di riqualificazione urbana con quelli di una rigenerazione umana che investa più generazioni, attraverso azioni basate sull’audience engagement e il passaggio da testimonianza a edizione web dei geopodcast perché si attui Memoria rigenerativa.

Per mesi (da settembre a dicembre)  Urban Experience si è messa in cammino nella Roma Plurale per Paesaggi Umani. Li ha seguiti con sguardo sodale Carlo Monti, già programmista per la RAI e libero regista con VieVerdi, progetto di militanza audiovisuale sull’ethos dei cammini. La sua attenzione è empatica e dinamica, esprime al miglior grado il principio attivo del performing media che presuppone un approccio registico prossimo all’azione, dentro i fatti, remixando gli input audio raccolti dal flusso radio dei walkabout.
Tra i 37 video pubblicati in questa playlist del progetto ne pubblichiamo qui solo due che consideriamo emblematici.
Uno riguarda l’ultima azione, svolta al Solstizio d’Inverno al Pigneto in una “rapsodia” poetica, politica e architettonica con Stefano Panunzi con cui si è raggiunta la torretta cinquecentesca  di Piazza Copernico, salendo le strette scale per traguardare l’orizzonte a ovest, verso il mare, dove il sole stava tramontando, sospeso. La direzione è verso l’idroscalo di Ostia dove ci si collegati con Er Lem del gruppo Subword con cui riflettiamo sull’eresia pasoliniana,  anche attraverso un passo di Petrolio mentre vediamo, nello streaming facebook attuato da Roberto De Luca, scomparire il sole. Nei video che seguono in quella playlist si trova anche l’intervento di NuvolaProject con le videoproiezioni nomadi e il reading errante di Gaia Riposati.

Un altro video è sul walkabout nel Parco di Tor Tre Teste con Vincenzo Luciani (editore di Abitare A Roma, magazine che ha sia segnalato sia commentato l’evento) un personaggio emblematico: incarna il genius loci di un territorio denso di contraddizioni in un’evoluzione urbana sviluppata negli ultimi decenni con un straordinario impulso dal basso. Tre sono le Teste che appaiono nel bassorilievo scolpito su un sarcofago (un’opera funebre romana ritrovata in quella zona poi definita Tor Tre Teste); tre sono i quartieri che condividono il Parco: Tor Tre Teste, Alessandrino e Quarticciolo; tre sono le vele della chiesa dedicata a Dio Padre Misericordioso, realizzata dall’architetto Meier in occasione del Giubileo del 2000.

E’ stato il giorno giusto per l’ultima mossa di Paesaggi Umani di Roma Plurale. Performing media Storytelling per la Memoria Rigenerativa, quello più corto, quello del Solstizio d’Inverno in cui il sole si ferma: si sospende, secondo il significato di solstitium che combina sol (“sole”) e sistere (“fermarsi”) quando raggiunge la sua minima altezza da cui inizierà poi a risalire.

Il walkabout sulla Rapsodia de Solstizio d’Inverno al Pigneto è partito da Necci per girare in quell’ex-periferia, riflettendo sulla connessione fatale con il destino di Pasolini a cinquant’anni dal suo omicidio. E’ un territorio ormai gentrificato e forse il Pasolini di Petrolio (l’ultima sua opera, la più eretica) aveva presagito questa deriva. In cammino ascoltiamo la voce di Carletto che racconta delle sue gesta “coatte”, le risse, l’accetta sfoderata a difesa del padre aggredito. Lo si era registrato, incontrandolo per caso lungo quelle strade, una decina d’anni fa, insieme a Marco Manzi (il “poeta dela Maranella”).  In quel podcast insorge il paesaggio umano che corrisponde in pieno al climax di Accattone che nel 1961 conclamò la visione pasoliniana di quel mondo sottoproletario. Tra di noi c’è Enzo che riconosce la voce di Carletto, confermando la selvaggeria di quel contesto ma anche la straordinaria umanità che ne scaturiva.

E’ con lui, ora abitante di uno dei villini della Cooperativa Termini che nel 1919 creò un bel comprensorio sullo stile delle “città giardino”, che arriviamo a Piazza Copernico.

Negli anni Sessanta, come Carletto, era uno di quelli che erano al di là del muro di quella bella cittadella messa su dall’ “aristocrazia operaia”dei ferrovieri (quelli di “provata onestà e solvibilità” come recitava lo Statuto della Cooperativa di 150 anni fa), di fatto separata dal resto del suburbio.

Ragionando, sull’orientamento urbano rispetto alla processione solare su cui s’era già trattato,  con Stefano Panunzi, l’architetto con cui abbiamo pensato di associare il Solstizio al Pigneto, abbiamo raggiunto la Torretta cinquecentesca  di Piazza Copernico, salendo le strette scale per traguardare l’orizzonte a ovest, verso il mare, dove il sole sta tramontando, sospeso.

La direzione è verso l’idroscalo di Ostia dove ci colleghiamo con Er Lem del gruppo Subword con cui riflettiamo sull’eresia pasoliniana,  anche attraverso un passo di Petrolio mentre vediamo, nello streaming facebook attuato da Roberto De Luca, scomparire il sole.

Torniamo a terra e lungo la strada Gaia Riposati interpreta dei frammenti de L’Urlo di Pasolini  mentre sulle pareti dei palazzi appaiono le videoproiezioni nomadi a cura di Massimo Di Leo-NuvolaProject di alcuni frame dei film Teorema e Mamma Roma. A Via Balbi, nell’ultimo dei villini, dove ritroviamo il muro del comprensorio Termini, ascoltiamo il geopodcast di Loquis della “pietra d’inciampo” sulla storia del partigiano Tito Bernardini, ferroviere comunista di Bandiera Rossa (l’organizzazione antifascista più forte nell’area sud-est di Roma), trucidato alle Fosse Ardeatine.

Giunge l’ora di scendere sotto: da Necci scivoliamo in un’archetipica katabasi (come quella di Enea negli inferi per interrogarsi sul proprio destino) nell’ipogeo e gradino per gradino, entrando nella sotterranea cava di pozzolana d’epoca romana (in una vetrinetta vediamo le lucerne trovate negli scavi) ascoltiamo Vincenzo Cerami, l’alunno della scuola media di Ciampino dove Pasolini insegnava, diventato poi suo aiuto regista e scrittore di rango. E’ severo con il Pasolini dell’ultima fase (quella di Petrolio e Salò) anche se è lo stesso PPP, già nel 1957 in  Le ceneri di Gramsci ad aver concepito la sua cultura divergente:  “Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere con te e contro di te; con te nel cuore, in luce, contro te nelle buie viscere…”.

Ascoltiamo ancora Gaia nella grotta, sostenuta dalle proiezioni d’eco pasoliniana per confluire alla fine tutti in un convivio che ha al suo centro un pecorino sardo stagionato 36 mesi proprio in quell’ipogeo.  E’ come un nuraghe, popolato di muffe, con i segni degli attacchi degli acari del formaggio (tyrophagus casei) arginati da un’ottima crosta (grazie all’opportuna salamoia iniziale) che garantisce l’effetto batteriostatico ma assorbe le essenze in una stagionatura che arriva ad esprimere la tirosina, l’aminoacido che sollecita un neurotrasmettitore come la dopamina che influisce positivamente sull’umore. E’ con questo spirito conviviale che amiamo concludere walkabout come questo che hanno rivelato intensa congenialità. Ciò può rappresentare l’antidoto spirituale per quel pharmakos pasoliniano (che significa sia veleno che medicina) che ci mette in guardia, come l’ultima affermazione (rilasciata il giorno prima d’essere ucciso e pubblicata l’8 novembre 1975  su La Stampa, eccone qui una versione). Eccola, micidiale: “La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra”.

Prendiamone atto, è molto vera ed è per questo che operiamo per la rigenerazione umana.

Con Paesaggi Umani di Roma Plurale, il progetto di Urban Experience per Roma Capitale, si sono esplorate geografie urbane da cui trarre storie da pubblicare su una mappa parlante.
I paesaggi umani sono quelle tracce di memoria stratificate nei luoghi, a tal punto da contribuire spesso all’insorgenza di un genius loci, ciò che trasmette il senso di un territorio.

Nel concetto stesso di Roma Plurale c’è la chiave per interpretare la molteplicità identitaria di una città così stratificata nei secoli, orientandosi verso le periferie a sud-est e anche verso luoghi d’internamento come l’ex Manicomio al S. Maria della Pietà e la Casa Circondariale di Rebibbia. E’ qui nel carcere di Rebibbia che si è posto l’interrogativo su come si possa esplorare un “paesaggio sospeso”, come quello di una prigione. Un luogo privato della realtà, in uno spazio-tempo bloccato da principi etero-diretti, dettati da altri, negando la libertà individuale.
Un’idea era quella di camminare in un percorso circoscritto (come fanno i monaci negli antichi chiostri) ma questo presupposto è stato negato e così il workshop su “Lo sguardo partecipato” si è svolto nella biblioteca, un luogo ad alta densità immaginaria che può paradossalmente rivelarsi come un dispositivo per “viaggiare” anche in una stanza.
Come in un gioco si va così, con spirito psicogeografico, alla ricerca di indizi, a partire dai titoli dei libri che molti dei partecipanti estraggono dagli scaffali, alcuni sono rivelatori: Free, Fuga senza fine, Il giorno del giudizio, Pinocchio, un atlante geografico.
Su una parete c’è un quadro con una rosa e così sovviene l’espressione latina sub rosa: indica ciò che è stato detto in segreto. Un valore singolare in quel contesto in cui uno dei sinonimi di prigione è “segreta”.
Sono solo dei lampi, casuali ma combinatori e capaci di creare senso anche dove non è previsto,
È ciò che sta alla base dell’ethos di Urban Experience: quando si cammina insieme si condividono non solo percorsi ma pensieri che vi si associano, scaturiti da sguardi diversi che rivelano come la realtà possa diventare come un prisma secondo la molteplicità dello “sguardo partecipato”.
Quando si è capito questo s’è scoperto che metodo in greco antico (meta-hodos) significa mettersi in cammino per raggiungere un obiettivo.
Urban Experience usa metodi come i walkabout (una pratica adottata dagli aborigeni australiani, il popolo più antico della Terra) per fare dei cammini ovunque, adottando l’”apprendimento dappertutto”, anche intorno ad un tavolo nella biblioteca di un carcere che a un certo punto diventa “palestra di empatia”.
Il mondo non è solo fuori di noi, è anche dentro. È sia nell’impronta filogenetica che nelle storie che abbiamo vissuto ma ancor più il mondo è nel modo attraverso cui lo osserviamo. È ciò che riguarda la percezione, ricordandosi, sempre, che viene prima della realtà (anche quando pensiamo che ci venga sottratta).

Per dare sviluppo alla staffetta intergenerazionale nelle settimane scorse, con le ragazze dell’ Istituto Superiore Piaget Diaz, si è andati in walkabout trattando dei bombardamenti del 1943. Da Piazza Ragusa, dove una bomba entrò in un palazzo senza esplodere, si è passati per Via Taranto, presso la prima pietra d’inciampo allestita a Roma – per ricordare un internato militare, il colonnello Eugenio Paladini (un dramma vastissimo questo degli Internati che coinvolse quasi 650.000 militari e di cui s’è trattato troppo poco) – per poi attraversare un grande condominio dove erano attivi ricoveri antiaerei e dove campeggia una lapide che ricorda vittime alle Fosse Ardeatine e infine arrivare a  Villa Fiorelli alle bocche d’aria del rifugio antiaereo dimenticato.

Domenica 21 dicembre alle 15,30 il progetto si conclude con un walkabout da Necci (Via Fanfulla da Lodi 68) per girare al Pigneto riflettendo sulla connessione fatale con il destino di Pasolini a cinquant’anni dal suo omicidio. Si farà campo base da Necci (scenderà in un’archetipica katabasi nel suo ipogeo) per poi muoverci in walkabout per il Solstizio d’Inverno, ascoltando brani del film Accattone e con l’architetto Stefano Panunzi ci interrogheremo sulle profezie pasoliniane. Si raggiungerà la Torretta di Piazza Copernico (vedi foto), salendo le strette scale in una anabasi per traguardare l’orizzonte a ovest, verso il mare, verso l’idroscalo di Ostia, al tramonto. Ci si collegherà con Er Lem (Gruppo Subword), ascoltando poi l’Urlo di Pasolini. “Qualunque cosa questo mio urlo voglia significare, esso è destinato a durare oltre ogni possibile fine” Ecco cosa afferma Pier Paolo Pasolini nell’urlo tratto da Teorema. È inevitabile, come un solstizio.  Da Piazza Copernico il tramonto del solstizio d’inverno è perfettamente in asse con via di Villa Serventi, ma proseguendo quell’allineamento oltre l’acquedotto Felice si arriva al monumento di Pasolini all’Idroscalo di Ostia dove fu ritrovato il suo corpo. E ci risuona questa frase rilasciata, il giorno prima di morire, a Furio Colombo che lo intervistava per il Corriere della Sera: “Pretendo che tu ti guardi intorno e ti accorga della tragedia. Qual’è la tragedia? La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra”

Urban Experience è giunta alla sequenza finale del progetto  “Paesaggi Umani di Roma Plurale” per “Roma365” di Roma Capitale che avrà come epilogo la Rapsodia del Solstizio d’Inverno il 21 dicembre al Pigneto.


Nel pomeriggio del 7 novembre a Villa Fiorelli si è condotto un altro dei tanti walkabout, una  “radio che cammina”.che ha ribattuto il percorso di ricerca del  rifugio antiaereo di Villa Fiorelli di cui si sono perse le tracce. Si sono rilevate anche le decine di “ricoveri” posizionati sotto i condomini e le scuole del quartiere, utiluzzando diverse testimonianze.che hanno ricordato i bombardamenti dell’agosto 1943, insieme a  Lorenzo Grassi, esperto dei sotterranei di Roma e delle sirene antiaeree allestite a quei tempi su cui ha fatto una mappatura pubblicata nel libro Allarme dal Cielo. Si è puntualizzato sulle diverse ipotesi di valorizzazione con le diverse comunità territoriali (il Comitato di Quartiere, l’APS Villa Fiorelli e il gruppo di cittadinanza attiva “Alberelli di Villa Fiorelli”), l’Assessore alla Cultura del Municipio VII Riccardo Sbordoni e diversi partecipanti, tra cui alcuni studenti dell’Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie, ragionando su come avviare un progetto di recupero di quel sotterraneo per farne un fulcro di memoria.
In tal senso uno degli obiettivi del progetto è quello di dare forma web ai geo-podcast (alcuni tratti dal docufilm che Stefania Stabile ha curato anni fa con gli studenti del Ducad’Aosta-Piaget-Diaz per il progetto “Il quartiere come museo”) che si stanno pubblicando progressivamente sul geoblog (con la cura di Roberto De Luca) per trasmettere a tutti, ancor più alle nuove generazioni, una memoria da rendere “rigenerativa”, realizzando poi delle segnaletiche parlanti con qrcode attraverso cui accedere ai podcast (una pratica consolidata che si attuò già nel 2007 per una Mappa Emozionale della Memoria Antifascista a Torino).
In questo contesto è stata presentata l’esperienza di NuvolaProject che in bunker di Monopoli ha curato un “ambiente sensibile” che mette in scena la memoria della IIWW. Quel rifugio antiaereo era rimasto chiuso e inutilizzato per sessant’anni ed è ora diventato non solo un luogo recuperato ma un dispositivo per interrogarsi sul futuro, proprio come suggerisce la katabasi di Enea che scende negli inferi per interrogarsi sul proprio destino.
Le tracce del Passato, attraverso oggetti che sembrano dimenticati, prendono vita in un “sogno lucido” attivato da Massimo Di Leo e Gaia Riposati (le due anime di NuvolaProject) elaborando poeticamente l’intelligenza artificiale, agita come un dispositivo combinatorio da saper interrogare. E’ in fondo un’operazione di Performing Media che presuppone un gioco drammaturgico ludico e complesso al contempo, secondo quella “sistematurgia” (un termine coniato da Marcel li Antunez Roca che riguarda l’interazione serrata tra drammaturgia e sistemi digitali) che rende performante l’avventura in quel sottosuolo.
Nel cortile della Casa del Quartiere si è poi ripercorso il progetto “Paesaggi Umani” in tutta la sua articolazione da settembre ad oggi, attraverso i report video di VieVerdi e i geopodcast pubblicati sul geoblog.
Il progetto è stato disseminato in tutta la città (da Tor Tre Teste a Tor Carbone, nella selvaticità della Cava Fabretti). connotato in alcuni set da staffette tra walkabout e performance teatrali : con Marco Baliani si è riscoperta Acilia, la borgata in cui è cresciuto, in una messa a terra di un suo romanzo autobiografico, tra le marane e i sottopassaggi epicentro dello spaccio.  A Roma Nord con Consuelo Ciatti, tra Monte Ciocci e l’ex manicomio del S. Maria della Pietà a Monte Mario si è  attraversato la poesia di Alda Merini, autrice fragile ed emblematica protagonista di alterità femminile che ha avuto un suo atto finale a Villa Fiorelli. Con Cuocolo-Bosetti a Villa Flora con lo spettacolo radionomade “Teatro”, si è creata un’esperienza immersiva (subito dopo aver ascoltato l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Maurizio Veloccia) sul teatro che insorge dentro lo spettatore per un percorso interiore che sollecita rigenerazione umana,quella che sta a monte della rigenerazione urbana.   .
 A Villa Fiorelli, dopo l’incontro sulle Pratiche del Narrare, Mariella Fabbris ha offerto la sua performance-conviviale L’albero delle acciughe tratta dal racconto di Nico Orengo tra limoni, aglio, prezzemolo, pomodori, cipolle, finocchietto selvatico, pinoli, zucca, peperoni, nocciole, sedano rapa, marmellata di arance e acciughe per tutti i partecipanti.
Con NuvolaProject sono accadute tante azioni tra performance e innovazione digitale, associando la produzione immateriale del Performing Media al Patrimonio Immateriale centrato sulla memoria dei territori, come nei walkabout con videoproiezioni nomadi sotto l’acquedotto Felice facendo apparire (con elaborazioni in IA) Felice Peretti-Sisto V “Er Papa tosto”, nel buio profondo lungo l’Appia Antica e alla Cooperativa Case Tramvieri con la performance “I bombardamenti del 1943 nelle visioni di Renzo Vespignani”.

L’epilogo del progetto sarà al Pigneto, il 21 dicembre per il Solstizio d’Inverno evocando Pasolini e nel frattempo si interverrà nella Casa Circondariale di Rebibbia  con Maria Teresa Caccavale di Happy Bridge, in un workshop riservato ai detenuti su Lo sguardo partecipato: Il mondo non è solo fuori di noi, è anche dentro. È sia nelle storie che abbiamo vissuto ma ancor più nel modo attraverso cui lo osserviamo e lo condividiamo. È ciò che riguarda la percezione, ricordandosi, sempre, che viene prima della realtà (anche quando pensiamo che ci venga sottratta).

Paesaggi Umani di Roma Plurale  adotta una modalità d’innovazione territoriale:  il performing media storytelling , un metodo partecipativo che declinato attraverso il walkabout-conversazione radionomade tende non solo a rilevare le situazioni ma rivelarle con un approccio psicogeografico, associando pensiero laterale, design thinking e thesaurus documentale orale tramite i geopodcast.

E’ un format atto a creare condizioni abilitanti perché la rigenerazione umana possa essere funzionale  alla rigenerazione urbana
In alcuni contesti è significativo concepire una stretta connessione tra il Performing Media storytelling dei walkabout e veri e propri spettacoli basati sulle stesse modalità di  performing media quali sono le radio-cuffie. Tra questi sono emblematici quelli di Cuocolo-Bosetti che da Vercelli si muovono in tutta Italia e oltre (sono stati per anni compagnia di bandiera dell’Australia quando risiedevano a Melbourne). Un’esperienza talmente significativa che gli si è dedicato un incontro all’ICBSA-Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi  (dove da circa un anno si sta sviluppando un Archivio Performante) conversando Renato Cuocolo che dal 1978 ha avviato una ricerca teatrale d’impronta antropologica per poi evolversi sempre più verso i linguaggi del Contemporaneo.
C’è una citazione di Hofmannsthal che Renato Cuocolo esercita come un mantra “l’uomo scopre nel mondo solo quello che ha già dentro di sé, ma ha bisogno del mondo per scoprire quello che ha dentro di sé”. Ci riguarda tutti e ancor più Urban Experience che con i walkabout esplora dappertutto esplicitando questo concetto: “Viaggiamo dentro noi stessi quando ci ritroviamo in luoghi che ci ricordano cosa cerchiamo”.
Si tratta di una poetica che genera la condizione per cui lo spettatore possa vivere il teatro dentro, metabolizzando l’impatto,  ritrovandosi in quelle che Cuocolo definisce “trappole di realtà”.
Il camminare porta sempre in un “altrove” dicono Renato Cuocolo e Roberta Bosetti nel presentare il loro spettacolo Teatro che è l’ultimo tratto di un progetto avviato in Australia più di una ventina di anni fa. Un’occasione per proiettarsi in un’esperienza immersiva dove ritrovare i sottili fili che legano le esperienze di ognuno, ancor più quelle del teatro che insorge dentro all’improvviso.

L’azione radio-guidata da Roberta Bosetti è un’esplorazione nella memoria più intima di un percorso interiore che investe lo spettatore mentre l’attrice si svela.
La Cuocolo/Bosetti è l’unica compagnia in Italia ad aver vinto il prestigioso UNESCO AWARD per la ricerca artistica.
Il giorno dopo Urban Experience è a Villa Flora con un walkabout dal titolo  La rigenerazione umana per la rigenerazione urbana  che anticipa Teatro di Cuocolo-Bosetti. Questa combinazione con un atto teatrale in quel contesto ha un particolare senso perchè lì Abraxa Teatro da anni, accolti dall’Associazione Villa Flora in uno degli ex fienili, programma iniziative teatrali.  È stata una buona occasione per riflettere con le comunità territoriali (tra cui Antonio Aprile dell’ Associazione Amici di Villa Flora, punto fermo di quel territorio e Massimo Grippa di Associazione Villa Flora, Emilio Genazzini e altri amici di Abraxa Teatro), rappresentanti del Municipio XII (la consigliera Flavia Balestrieri e Fabio Bomarsi, Assessore alle Politiche Sociali) e l’Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Maurizio Veloccia (in messaggio vocale visto che un imprevisto dell’ultima ora gli ha impedito di arrivare) sulle sorti dell’ultima villa storica a godere d’interventi strutturali.Il confronto è serrato, partendo dal vecchio campo di bocce in uno spazio che è diventato presidio civico della Villa, arrivare alle Serre ove si riflette sugli interventi rigenerativi per creare coworking e spazi di socialità e infine alla Villa in rovina, già Casa Generalizia dei Servi di Maria. E’ qui che ascoltiamo un frammento del film di Nanni Moretti La Messa è finita in cui la villa era ambientazione di un centro di Igiene Mentale.

Con l’arrivo del buio, dopo aver affondato i piedi nelle pozzanghere,  si entra nel teatro d’ascolto con cui Roberta Bosetti ci sollecita ad accendere percezione e  muovere il proprio pathos per vivere teatro e non solo consumarlo. Come lucciole ci muoviamo nella notte di un parco buio, senza illuminazione pubblica, dimostrando come una dimensione teatrale possa generare partecipazione senziente. Seguiamo l’attrice in una peregrinazione immersiva, sedendoci sulle panchine sparse  e poi entrando negli ex fienili e stalle del complesso, arrivando attraverso i backstage nella sala teatrale spartana.  Pensando a chi ha pensato “ma perchè non ama gli applausi?”,  c’è da dire che si ambisce a creare ambiti partecipativi dove si superino i modelli consueti del mero consumo. E’ importante pensare agli spettatori attivi (come nel caso di ciò che è successo a Villa Flora) come dei  cittadini che sperimentano l’idea della smart community in una prospettiva dove si diventa prosumer: produttori di senso e non solo consumatori.”L’ascolto è in fondo un piccolo teatro” suggeriva Roland Barthes.

Urban Experience batte la pista di una Roma Plurale, stratificata, multidimensionale, multiculturale, inclusiva (nonostante tutto). Sono in cammino dal 19 settembre (vedi il primo report), muovendosi da Monte Mario ad Acilia (vedi il secondo report) in un’esplorazione continua e senziente che il 17 ottobre si muove a Tor Tre Teste.

Portano con loro il libro Elogio del Tre di Vincenzo Luciani (editore di Abitare A Roma, magazine che ha sia segnalato sia commentato l’evento) un personaggio emblematico: incarna il genius loci del Parco di Tor Tre Teste in un’evoluzione urbana sviluppata negli ultimi decenni con un straordinario impulso dal basso.

Tre sono le Teste che appaiono nel bassorilievo scolpito su un sarcofago (un’opera funebre romana ritrovata in quella zona poi definita Tor Tre Teste); tre sono i quartieri che condividono il Parco: Tor Tre Teste, Alessandrino e Quarticciolo; tre sono le vele della chiesa dedicata a Dio Padre Misericordioso, realizzata dall’architetto Meier in occasione del Giubileo del 2000.

Hanno attraversato l’impianto di atletica e rugby Antonio Nori ragionando su come le attività sportive abbiamo mantenuto saldo il rapporto con quel territorio, battendo i sentieri con gli allenamenti podistici, facendolo diventare di fatto, nel tempo, un Parco Urbano. Si sale lungo un sentiero per arrivare al punto più alto del Parco prendendo  atto di come quella sterrata sia quasi impraticabile per i podisti. Da lì si coglie l’estensione dell’Acquedotto Alessandrino che sulla sommità s’interra: sono nel tratto della “mai nata passeggiata alessandrina” emblema di una promessa non mantenuta, come anche il mancato recupero dell’antica Cisterna romana. Da lì sono arrivati alla “distrutta” piazza dell’Acquedotto Alessandrino che appare come il fantasma di una delle Centopiazze rutelliane, inizialmente qualificanti (con una fontana mirabile ma ormai inceppata) e ora desolanti. Procedendo attraversano  altro abbandono con aree sommerse dall’immondizia e infine il teatro del Parco di Tor Tre Teste, troppo sottoutilizzato per via di un’impiantistica inadeguata. Il walkabout rileva quindi criticità ma al contempo rilancia l’opportunità di uno sguardo partecipato messo in gioco da comunità territoriali che non aspettano altro che di essere ascoltate per contribuire alla valorizzazione di un Bene Comune.

report video di VieVerdi di questo walkabout (è una playlist con quattro sessioni video tematizzate)

Il mattino dopo, sabato 18,  sono a Tor Carbone, in Cava Fabretti, uno dei luoghi più selvatici di Roma, il loro covo preferito.  Ne hanno fatti talmente tanti di walkabout in quel contesto che gli sembra retorico ripetere le stesse impressioni…ma non è così. Qui tornano a riflettere sull’essenza del walkabout che è il contrario di una visita guidata dato che si basa su un’esplorazione psicogeografica (ispirata dai Situazionisti ma scaturita da una sensibilità archetipica, ed è per questo che s’usa un termine proprio della cultura aborigena). In più il walkabout è una conversazione radiofonica, tant’è che lo chiamano anche la radio che cammina. Stanno trattando di qualcosa che è il grado zero del site specific, a monte di qualsiasi processo performativo da allestire in contesti diversi, sarebbe significativo considerare quando hanno lanciato progetti come Lo Spettacolo della Città rivelando come i luoghi non siano solo contenitori ma contenuti (e forme). Una linea di ricerca che ha avuto un suo start nel 1988 a Narni con Scenari dell’Immateriale.  A proposito di Cava Fabretti si rimanda al report emblematico di alcune azioni realizzate per il Festival delle Periferie e poi va detto che ci sono degli squarci di realtà fenomenali: come quelle radici di eucalipto che sfondano una grotta (un tunnel di scavo della pozzolana) rimanendo sospese nell’aria. Per il progetto Paesaggi Umani è stato importante tornare per registrare con Giorgio Fabretti (discendente del Monsignor Raffaele Fabretti, Principe  delle Romane Antichità che nel Seicento fondò l’Arcadia) alcuni altri geopodcast e quindi predisporre una mappatura ancora più accurata della Cava Fabretti nel nostro geoblog.

Nel pomeriggio di sabato sono alla Cooperativa Case Tramvieri in cui ricompongono le tante storie di quel complesso (che non è un condominio visto che si basa sul principio della “proprietà indivisa”) rievocando la genesi di un’esperienza pioniera di mutualità cooperativa che dal 1908 ha attraversato due guerre mondiali. Un comprensorio abitativo, inaugurato dal sindaco Nathan, che esprime una particolare valenza civica: per decenni nelle sue bacheche c’erano i quotidiani L’Avanti e L’Unità e tutt’oggi ha dei locali usati come bene comune in cui svolgere attività culturali, sale studio e coworking. Nella conversazione radionomade si muovono tra i 13 fabbricati divisi in due lotti separati da Via Orvieto dove c’è uno dei mercati rionali più vecchi, sorto proprio in prossimità di quel comprensorio dato che la clientela dei tranvieri esprimeva, con il loro stipendio fisso, un buon volume di consumo garantito.

Osservano con quello sguardo partecipato proprio dei walkabout alcuni dettagli come le belle canne fumarie che servivano i forni dei panettieri e i resti di una scritta del ventennio fascista che recitava “Credere, obbedire…”. E’ un percorso nella memoria condivisa da vari esponenti della cooperativa tra cui Maria Bassetti, Rossela Palaggi e il presidente Maurizio Campagnani che sentiamo al telefono, in una modalità assolutamete funzionale alla nostra conversazione radiofonica errante, trattando  infine dei bombardamenti subiti nell’agosto del 1943 che distrussero uno dei fabbricati.
E’ proprio nello spazio prossimo a quell’edificio che appena si fa un po’ di buio si svolge la performance con videoproiezioni nomadi di NuvolaProject La voce dei giorni feriti. I bombardamenti del 1943 nelle visioni di Vespignani. Parte una sirena antiaerea e subito dopo il rumore delle bombe. L’attrice-autrice Gaia Riposati dà corpo e voce  al diario visionario del grande artista Renzo Vespignani, testimone diretto di quei bombardamenti che segnarano la fine dell’idea di Roma Città Aperta, dissolvendo l’illusione di essere protetti dallo scudo papale. Quelle parole si combinano ai suoi disegni, in un intreccio dove l’arte diventa documento e rivelazione. Quel diario e quei disegni appaiono come schegge di un tempo di guerra che sembrava lontano eppure oggi riemerge vicino e ostile. Le proiezioni curate da Massimo Di Leo aprono varchi di luce nella materia urbana: visioni disegnate sui muri di quel cortile, tra le finestre, come apparizioni improvvise di una memoria che ci inquieta come un monito in un tempo ferito da nuovi bombardamenti e genocidi. Dopotutto trattiamo di Memoria Rigenerativa cercando di dare forma web (con i geopodcast) alle testimonianze da trasmettere alle nuove generazioni.

E’ ciò che stanno facendo con il progetto Paesaggi Umani di Roma Plurale che il 7 novenbre alla Casa del Quartiere di Villa Fiorelli (vedi il programma nel link) avrà un momento di screening del geoblog con la mappatura delle memorie raccolte. Fino ad ora il progetto ha avuto più di 470 partecipanti (nella somma ci sono anche quelli trattati nel primo report e nel secondo report, dove sono linkati anche i video di VieVerdi) e più di 63 uscite sui media (non stiamo contando quelle sui social! e neanche i report), tra queste una significativa intervista su Exibart.

Dopo un bell’opening a Villa Fiorelli per la presentazione peripatetica di Paesaggi Umani di Roma Plurale. Performing Media Storytelling per la Memoria Rigenerativa ci siamo disseminati in tutta la città. Quella festa mobile che ha illustrato le peculiarità del progetto, ci aiuta ora a non dover descrivere troppo cio che è accaduto in giro per Roma, interrogandola sul suo destino a partire dalle sue tante matrici stratificate.

Da via Margutta – evocando l’antica serie TV  Il segno del comando , reinventata dal romanzo di Loredana Lipperini che era con noi (libro e scrittrice) – s’è sciamato il 2 ottobre, ascoltando estratti del telefilm e leggendo frammenti di quel romanzo gotico che ha offerto la chiave esoterica (qui ricordiamo Cristina di Svezia, la “regina di Roma” che si circondò di scienziati che allora chiamavano “alchimisti”) per interpretare la città più misteriosa (e più amata da Byron, protagonista implicito del percorso) tra i vicoli di Tordinona e Campo Marzio. Nella conversazione fervida con Loredana, donna “radiosa” (ha condotto Rai-radio3 per decenni), sono emersi focus significativi come quelli dell’enclave dei Bamboccianti che nel Seicento crearono alle pendici del Pincio (dov’è appunto Via Margutta) un’emblematica comunità creativa, antesignana dei bohemien e degli hippie e quelli di Campo di Fiori, una delle poche piazze romane senza chiesa nel centro storico, epicentro dei Movimenti rivoluzionari e femministi negli anni Settanta.

Il sabato 4 costeggiamo l’Acquedotto Felice ricordando come il marchigiano Sisto V (Felice Peretti, detto “er Papa tosto”) che lo costruì, utilizzando i resti di antichi acquedotti, abbia rigenerato Roma mezzo secolo dopo il Sacco dei Lanzichenecchi. Prima di muoverci con il Comitato Casilina Vecchia, nel Parchetto reso bene comune, raccogliamo preziose memorie, come quelle di Aldo che ci narra dei bombardardamenti del 1943 e di bombe a mano abbandonate ma letali. Il walkabout si muove verso il Mandrione, raggiungendo quei tratti dove si estendeva (fino a Tor Fiscale e oltre, nell’attuale, bellissimo Parco degli Acquedotti, allora no) una delle baraccopoli più grandi d’Europa e dove operava Don Roberto Sardelli il “Don Milani dell’Acquedotto” uno degli eroi di Roma Plurale (ascoltalo qui) che andò a vivere in quelle baracche dove realizzò un “doposcuola” che salvò molti ragazzi dalla povertà educativa. Tornando al crepuscolo proiettiamo tra i fornici il ritratto “performante” di Sisto V animato con l’intelligenza artificiale (due anni prima dell’avvento di ChatGPT, con un approccio artigianale di performing media) da NuvolaProject. Cogliamo il valore pragmatico della sua governance nel realizzare la Renovatio Urbis e di come quello spirito si sia perpetuato nel Seicento, il siglo de oro della Roma Barocca con una classe dirigente marchigiana (ne abbiamo trattato qui) in cui spiccava Monsignor Raffaele Fabretti che affiancò Cristina di Svezia nell’attuazione dell’Arcadia.

Domenica 5, in collaborazione con l’AppiaDay, ci immergiamo nel crepuscolo dell’Appia Antica, partiamo da Capo di Bove dove c’è il caposaldo (detto anche “punto”) geodetico per la misura del Meridiano Centrale Europeo progettato dal gesuita-astronomo-geodeta Angelo Secchi, nel 1854. Trattiamo di come molte epigrafi, statue e rivestimenti in marmo siano stati trasformati in calce nei secoli dalle diverse calcare poste in quei luoghi. Uno scempio che proprio il Fabretti (abbiamo con noi un suo discendente, Giorgio) nel Seicento contrastò con il suo ruolo di Principe delle Romane Antichità assegnatogli da Papa Alessandro VIII. Si cammina sull’antico basolato e NuvolaProject proietta sui cipressi e le rovine dei mausolei i ritratti performanti della serie Art Prophecies con pizie e sibille tratte da opere di Michelangelo, Raffaello, Guercino, ma anche Collier, Dante Rossetti. E’ un bell’esercizio di percezione, appaiono come figure fantasmatiche in un’azione di performing media che attraverso le videoproiezioni nomadi che coniuga il cammino con la visione, cogliendo non solo l’essenza delle immagini evocative ma il fatto d’incastonarsi nel paesaggio archeologico, ritagliando nel buio una fantasmagoria che esalta quel contesto, rivelando il genius loci della Regina Viarum. Il percorso si conclude con l’epopea triste di Lucrezia Romana che determinò con il suo sacrificio, denunciando lo stupro subito dal figlio del re Tarquinio il Superbo, la fine della tirannia dei re etruschi nel V secolo a.C. con una rivolta che fece nascere la Res pubblica.

Mercoledì 8 nella mattinata con gli studenti del Liceo Cicerone di Frascati, con cui abbiamo realizzato un progetto negli anni scorsi,  andiamo all’Antiquarium di Lucrezia Romana, un luogo significativo perchè espone reperti archeologici estratti nel territorio che lo accoglie, nel quartiere StatuarioCapannelle. Camminiamo sul basolato di uno dei diverticoli dell’Appia Antica, la via Castriniense, una delle prime ad usare, dopo le pavimentazioni in tufo, la selce, ovvero la leucitite, quel materiale che poi diventò la base del “sampietrino”. Il walkabout si svolge come un brainstorming riflettendo su quanto sia importante affinare la percezione dei luoghi per rilevarne il genius loci ma anche evidenziare le criticità, come quella del passaggio negato tra l’Antiquarium e il bel comprensorio del costruttore Santarelli in cui troviamo però degradata la bella struttura in legno, pensata per un pergolato, che sfocia in un anfiteatro dalle strategiche potenzialità d’iniziativa tra pubblico e privato. Tornando nell’Antiquarum NuvolaProject proietta Lucrezia e questa volta (avevamo già fatto questo intervento anni fa) lo “performa” sui visi della classe (docenti compresi): “ci mettono la faccia” per dare luogo alla tragedia di Lucrezia (nel link sopra c’è il video).

Lo stesso mercoledì nel pomeriggio al RomaEuropaFestival c’è il talk sul Performing Media Storytelling di Paesaggi UmaniIl Performing Media, sorto dall’interazione tra performance e nuovi media, è diventato un nuovo canone espressivo che attraversa le politiche e le poetiche delle reti per coniare format d’innovazione culturale come i walkabout e i geopodcast, tesi ad interpretare le peculiarità dei territori. Il nodo è nell’ associare i processi di riqualificazione urbana con quelli di una rigenerazione umana che investa più generazioni, attraverso azioni basate sull’audience engagement e il passaggio da testimonianza a edizione web dei geopodcast perché si attui Memoria rigenerativa. In quel contesto facciamo riferimento a come il performing media esprima una potenzialità ibrida tra la dimensione fisica e quella digitale, proprio come era accaduto la mattina all’Antiquarium in cui i partecipanti avevano fatto del loro viso uno schermo, “accollandosi” la storia triste del suicidio-denuncia di Lucrezia. E come è accaduto con il walkabout finale che ci ha portato fuori del Mattatoio conversando su L’Arte dello Spettatore per il community empowerment in un esercizio audience engagement che rilancia una potenzialità strategica su cui si lavora da decenni (si sono progettati e realizzati format sull’Arte dello Spettatore come in questo blog, uno dei primi attivati in Italia). Il punto  quindi è nel far convergere questo potenziale partecipativo verso il community empowerment.

E’ questo l’obiettivo sostanziale del progetto Paesaggi Umani di Roma Plurale. Performing Media Storytelling per la Memoria Rigenerativa  che in questi primi atti (si concluderà il 21 dicembre) ha avuto più di 200 partecipanti e 45 uscite sui media. Vedi i videoreport di VieVerdi

Dal 29 settembre è in corso Paesaggi Umani di Roma Plurale. Performing Media Storytelling per la Memoria Rigenerativa disseminato in tutta Roma, con un campo base al Tuscolano, a Villa Fiorelli dove domenica 12 ottobre la giornata sulle Pratiche del Narrare si concluderà con un racconto teatrale che si rivelerà degustazione di acciughe.

Sabato 11 ottobre alle ore 17 dal Casotto Monte Ciocci (Via Lucio Apuleio) parte il walkabout Corpo, sguardo e silenzio lungo la nuova Via Francigena con i protagonisti delle attività di rigenerazione culturale del Casotto (tra cui Carmen Iovine), diventato presidio civico nella pista ciclopedonale Monte Mario-Monte Ciocci ormai riconosciuta come nuova Via Francigena, tratteremo di inclusione sociale. Corpo, sguardo e silenzio è un saggio di Franco Basaglia che pone al centro dell’attenzione il concetto di alterità e inclusione sociale. Ci rivela che l’altro, l’altro che è in noi, possa essere letto come qualcosa che rivolge lo sguardo verso noi stessi. Il rischio è non arrendersi all’inerzia della passività che se si indurisce, diventa qualcosa di duro, sassoso, granitico, contro cui si sbatte la testa. E quindi l’unica cosa che si può fare è avere in mente l’idea di tentare una “fusione” poetica con l’intersoggettività. Lo spazio del Santa Maria della Pietà è il contesto ideale per avvicinare la vita e la poesia di Alda Merini, autrice fragile ed emblematica del secolo scorso. Sarà proposto un percorso itinerante, con Consuelo Ciatti, che utilizzerà anche il treno per raggiungere l’ex Manicomio ed evocare l’esperienza radicale di Alda Merini (nella foto), L’indubbia drammaticità della sua vita sarà approcciata con la sua disarmante e meravigliosa visione del mondo: quel suo modo scanzonato e ironico del narrare.  Alle ore 18 al Santa Maria della Pietà (P.za di Santa Maria della Pietà 5) c’è la performance di Consuelo Ciatti lo sono il canto e la lunga strada. Primo Atto. Lo spazio dell’ex Manicomio Santa Maria della Pietà è il contesto ideale per avvicinare la vita e la poesia di Alda Merini. Sarà proposto un percorso itinerante in qualche “stanza” della sua vita: l’anima, l’ospedale, gli amori… attraverso appunti, poesie, suoni. Lo spostarsi tra le sue stanze si ispira alla grande disponibilità della poetessa nel ‘raccontarsi agli altri’, alla generosità per la quale offre sé stessa (e la propria poesia) in una sorta di necessità a esistere attraverso lo scambio con l’altro’, rimanendo al contempo nella propria insanabile solitudine.

Domenica 12 ottobre alle ore 11 ad Acilia (Chiesa San Francesco, Largo Cesidio da Fossa) c’è il workshop peripatetico Le pratiche poetiche e politiche del narrare.
Narrare, nel suo etimo latino gnarigare che deriva da gnoscere (conoscere) e igare (da àgere: agire), sottende il far conoscere agendo. Non si raccontano solo storie, si narra, con un approccio che non è solo teatrale ma performante: esercitando memoria camminando, conversando e comunicando (a terra e on line) attraverso le nostre esplorazioni psicogeografiche che rilasciano geopodcast. Ciò che fa Urban Experience è quindi cercare di riconfigurare lo sguardo sui territori che si attraversano, giocando con diverse chiavi narrative che aprano la percezione su prospettive extra- ordinarie. È ciò che faremo conversando con Marco Baliani, maestro delle pratiche del narrare, sia poetiche sia politiche. Alle ore 12 performance di e con Marco Baliani Nel regno di Acilia. Mise en espace. Marco Baliani con Il suo Kohlhaas nel 1989 resettò lo sguardo sul teatro, sparigliando tanto manierismo sperimentale, inchiodando tutti di fronte ad un narratore seduto su una sedia, scalpitante, maieutico, capace di scatenare storie nelle teste di chi lo osservava rapito. Aprì una strada, quella che portò Marco Paolini sulla diga del Vajont nel 1997, in una delle oratorie civili passate alla Storia e lo straordinario Ascanio Celestini a centrifugare storie che rivelano la caoticità prismatica della memoria. L’azione teatrale con Marco Baliani, l’attore- autore che ha reinventato le pratiche del narrare, riscoprendo la borgata in cui è cresciuto, in una mise en espace del suo romanzo Nel Regno di Acilia, tra le marane e i luoghi dove Fellini girò alcune scene de Le notti di Cabiria. Un “viaggio” dentro quella sua memoria d’infanzia, camminando in quei luoghi, usandoli come sottotesto per una conversazione-palestra d’empatia. Sarà l’occasione per una rilettura del Lazarillo de Tormes e sviluppare una ricerca sul “picaresco romanesco”.

Mariella Fabbris

Domenica 12 ottobre alle ore 17 alla Casa del Quartiere di Villa Fiorelli (Piazza Villa Fiorelli) c’è il workshop-walkabout Il performing media e il narrare in cammino introdotto da una presentazione dell’attività di geopodcasting, si tratterà di come dal mondo del teatro e della narrazione si sia distillato il canone del Performing Media seguendo l’evoluzione dei linguaggi e dell’immaginario attraverso l’avanzamento tecnologico. Un passaggio dall’esperienza al pensiero, attraverso i vari gradi del sensibile, a partire da quelle pratiche del narrare che si ispirano al pathosformel che concepì Aby Warburg, uno dei più grandi esperti delle Arti della Memoria, per definire le formule dell’” arsenale” emotivo a cui attingiamo per interpretare le mutazioni culturali, da sempre, dagli albori della Civiltà. Un approccio che si tende ad attuare attraverso i walkabout “con i piedi per terra e la testa nel cloud” per pescare dentro e proiettare fuori…e salvare il futuro dalla convenzionalità digitale senz’anima, estraendo il meglio dalle nostre radici, mantenendole vive anche nel cloud. Converseranno con noi (in presenza e al telefono) nella “radio che cammina” Marco Baliani, Consuelo Ciatti, NuvolaProject, Mariella Fabbris, Carlo Presotto, Cuocolo-Bosetti e alcuni protagonisti delle comunità territoriali (tra cui Aps Villa Fiorelli, CdQ Tuscolano-Villa Fiorelli). Alle ore 19 c’è la performance di Consuelo Ciatti lo sono il canto e la lunga strada. Secondo Atto. La Villa storica diventerà il contesto per avvicinare la vita e la poesia di Alda Merini. Sarà proposto un percorso itinerante che si ispira alla generosità per la quale offre sé stessa (e la propria poesia) in una sorta di necessità a esistere attraverso lo scambio con l’”altro” rimanendo al contempo nella propria insanabile solitudine. L’indubbia drammaticità della sua vita sarà approcciata tenendo conto e utilizzando la sua disarmante e meravigliosa visione del mondo: quel suo modo scanzonato e ironico del narrare e del ricordare. Alle ore 20 c’è la performance conviviale di Mariella Fabbris L’albero delle acciughe. Un racconto con cena: pane, vino e un mare di acciughe. Una narrazione conviviale liberamente tratta dal racconto di Nico Orengo, Il salto dell’acciuga. Mariella (fondatrice del Laboratorio Teatro Settimo nei primi anni Ottanta e protagonista del teatro di narrazione) ci conduce nel viaggio delle acciughe, dai mari del sud alla pianura padana, tra profumi, colori, limoni, aglio e il preziosissimo sale. Si va sui carri blu dei contrabbandieri, con le acciughe stipate nei barili e col timore di essere assaltati lungo i sentieri di montagna, di arrivare a mani vuote dai contadini desiderosi d’altri sapori da unire ai frutti dei loro orti.

Continua in tutta la città Paesaggi Umani di Roma Plurale Performing Media Storytelling per la Memoria Rigenerativa e in questo fine settimana le azioni di Urban Experience si svolgono al Mandrione e sull’Appia Antica di notte.

SABATO 4 ottobre alle 18 dal Parchetto Condiviso del Mandrione (Via Casilina Vecchia 124)
Walkabout “Lo slum più povero d’Europa” camminando lungo i fornici dell’acquedotto che accolse gli sfollati dei bombardamenti di San Lorenzo e poi nei decenni seguenti gli “ultimi”, poverissimi e senza casa. In quel mondo sottoproletario agirono figure straordinarie come don Roberto Sardelli, il #DonMilanidellAcquedotto. Narreremo la sua storia ascoltando la sua voce e quella dei ragazzi che salvò dalla poverta educativa. Si adotterà il metodo dei “RiScatti” scattando foto con la stessa angolazione degli scenari di quei tempi, per pubblicarle in nel geoblog che “parlerà” attraverso i geopodcast.

Alle ore 19 parte il walkabout “La rivoluzione urbanistica di Sisto V” per narrare di Felice Peretti che divenne Papa nel 1585 con il nome di Sisto V, avviando una delle maggiori rivoluzioni urbanistiche vissute dalla città. Progettò nuove strade e nuovi assetti urbanistici, costruendo l’acquedotto Felice, riusando i resti di antichi acquedotti, l’infrastruttura di acqua pubblica più importante di Roma. Alle ore 20 performance con videoproiezioni nomadi di Nuvola Project #ErPapaTosto con il ritratto di Sisto V, “er papa tosto” reso performante con l’Intelligenza Artificiale

DOMENICA 5 ottobre alle 20 dal Complesso di Capo di Bove (Via Appia Antica 222)
Walkabout “Le epigrafi perdute, ridotte in calce”
Sciameremo lungo l’Appia Antica per ricordare le epigrafi scomparse (alcune salvate ad Urbino da Monsignor Raffaele Fabretti nel XVII secolo) altre usate per farne calce…cui seguirà un percorso performativo immersivo. Al calar della sera, gli spettatori cammineranno per la Via Appia che si accenderà di proiezioni e di storie.
Alle 21 Performance con videoproiezioni di NuvolaProject “Pizie, Sibille e il lamento di Lucrezia”
L’immagine della ninfa Egeria emerge tra le rovine, Sibille prendono vita grazie a un dialogo tra arte e IA, mentre Lucrezia Romana, in un ritratto digitale performante, narra la sua storia all’origine nel VI sec. della Repubblica Romana.

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